Riccardo's profile..:: Flatline's World ::...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
..:: Flatline's World ::..L'irreale è più potente del reale. Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione cui può spingersi l'immaginazione. |
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March 17 Trova l'ossimoro /2Frase 1: "L'epidemia di AIDS non si può superare con la distribuzione dei preservativi che, anzi, aumentano i problemi" Frase 2: "Preghiamo per la pace nel mondo" ...ma in fondo omino bianco ha ragione. I preservativi aumentano i problemi. Vuoi mettere la difficoltà intrinseca nel trovare una farmacia aperta alle due di notte in piena Namibia? (La prossima volta che qualcuno mi viene a dire che l'ateismo implica assenza di morale credo proprio che darò dimostrazione pubblica di come il labbro inferiore possa allungarsi fin sopra la testa se soggetto ad una forza abbastanza grande.) March 11 Indiana Flat e l'insostenibile incapacità geometrica medica"Di fronte a" significa "di fronte a", non "più o meno 200 metri più avanti in un non meglio definibile corridoio". Finché devono ficcarmi un elettrodo sulla nuca va pure bene, ma sarebbe gradito che le capacità di localizzazione spaziale di un possibile futuro chirurgo lo rendano almeno in grado di distinguere la destra dalla sinistra. Grazie. (Non è molto come intervento dopo tanti mesi di assenza, lo so. Si fa quel che si può. Mi riprometto in futuro di dare delucidazioni. Forse.) July 07 DipendenzaE' cominciata così, innocentemente. Ho iniziato a pensare alle feste, "tanto per sciogliermi un po'", mi dicevo. Alla fine, però, un pensiero ha portato ad un altro, e mi sono ritrovato ad essere qualcosa più di un semplice pensatore casuale. Iniziai a pensare da solo. "Posso smettere in ogni momento", mi dicevo, ma sapevo benissimo che non era vero. Pensare diventava una cosa sempre più importante per me, un'ossessione, e alla fine mi sono ritrovato a pensare tutto il tempo. A lavoro, persino. Sapevo benissimo che pensiero e lavoro non vanno per nulla d'accordo, ma non potevo farci nulla. Iniziai persino ad evitare i colleghi, a pranzo, per poter mangiare da solo, leggendo Kafka, o Stendhal. Ritornando poi in ufficio, stordito, confuso, chiedendo a chiunque passasse di là "Scusi, ma cosa ci facciamo noi qui?". Non mi curavo degli sguardi scandalizzati degli altri, non mi interessava che le persone si allontanassero. Avevo il mio Orwell, e mi bastava. Le cose non andavano bene neppure a casa. Una sera, d'improvviso, sentii il bisogno di spegnere la TV e chiedere a mia moglie quale fosse, secondo lei, il senso della vita. Il risultato fu quello di farla scappare via, sbattendo la porta, e farle passare la notte a casa della madre. In poco tempo mi trovai etichettato come pensatore pesante. Un giorno il mio capo mi chiamò nel suo ufficio. Mi disse, col suo miglior tono paternalistico, "Senti Rick, mi piaci un sacco, lo sai, e non puoi capire quanto mi faccia star male dover essere io a dirtelo... però questo tuo continuo pensare sta diventando un problema... Se non la smetti di pensare a lavoro... credo proprio che sarai costretto a trovartene un altro." Questo mi ha dato molto da pensare. Dopo la mia discussione col capo tornai direttamente a casa. Cercai mia moglie. "Tesoro", le dissi, "stavo pensando..." "Lo SO che stavi pensando" rispose lei, infuriata, "e io... voglio il divorzio." La guardai sconcertato: "Suvvia tesoro, non è così grave come pensi... è solo un pensierino una volta ogni tanto..." "Sì che è grave", mi rispose lei con tutta la rabbia che aveva accumulato in quelle settimane, "pensi più di un professore universitario, e guarda, guarda come sono ridotti! Se continuerai a pensare così ti ridurrai come loro!" "Questo sillogismo è fallace", le dissi, ma mentre stavo per spiegarle il motivo iniziò a piangere, e ad urlare frasi sconnesse. Non ne potei più ed uscii, sbattendo la porta. "Me ne vado in biblioteca", le urlai, quando ormai probabilmente lei già non poteva più sentirmi. Mi diressi verso la biblioteca. Avevo bisogno di un goccetto di Nietzsche, di quello forte. Lasciai la macchina nel parcheggio, buio e vuoto, salii le scale dell'antico edificio, ma trovai la porta chiusa. Inizia a sbattere i pugni, e a gridare, gli occhi rossi dalla rabbia la bava alla bocca dal desiderio di leggere, conoscere e sapere. Crollai pian piano a sedere, i pugni stretti e le nocche sbiancate, scosso dai singhiozzi. Mi portai le mani al viso. Fino a che punto mi ero spinto? Pensare poteva valere mia moglie, quella leggiadra velina con la seconda elementare? La partita di calcio della domenica? Il mio lavoro come piazzista? Le serate davanti al Grande Fratello? La discoteca? Quella notte mi feci coraggio e giurai a me stesso che ne sarei uscito. Entrai in una comunità di recupero, i Pensatori Anonimi. Il processo di disintossicazione fu lento. I primi giorni urlai, mentre bruciavano la mia bibliografia completa di P.K. Dick, sostituendola lentamente con libri di Moccia, ma pian piano riuscii a diminuire le dosi di lettura. Alla fine riuscivo a passare intere giornate davanti a repliche di Amici della De Filippi senza sentire minimamente il desiderio di aprire un libro. E' vero, ebbi un paio di ricadute quando qualche infermiere incauto lasciò una copia della Divina Commedia in bella vista su una credenza, ma fortunatamente riuscirono a bloccarmi ed a togliermela prima che arrivassi al canto decimonono. Ora finalmente sono libero di tornare a guardare i Vanzina. E la vita è tornata a sorridermi di nuovo. Io e mia moglie ci siamo riappacificati, ed ho ancora il mio lavoro. Oggi ho voluto raccontarvi la mia esperienza, affinché vi serva da esempio e da monito. Fatene tesoro, perché nessuno di voi si trovi mai nel baratro del pensiero. June 05 WG27050827 Maggio 2008. Due giorni prima della fatidica partenza per il ritorno nel Regno Unito. (già, quante cose non raccontate: la fine degli studi, la laurea -andata benissimo- i deliranti colloqui di lavoro... tante cose e così poco tempo, la storia della mia vita...) 27 Maggio 2008, dicevo. Telefonata rapida e rivelazione. William Gibson a Roma. William Gibson. Colui che ha rivoluzionato la fantascienza negli anni '80. Colui che ha creato il Cyberpunk (per la verità lo ha "creato" Sterling, ma di gran lunga il contributo maggiore è di Gibson). Colui senza il quale non esisterebbero gli incubi futuristici di Matrix. E nemmeno il nick "Flatline". L'Orwell del 1984 (profetico passaggio di testimone tra il Grande Fratello che tutto vede, e colei che tutto sà, l'intelligenza artificiale di Neuromancer). William Gibson a Roma a presentare il suo ultimo libro, "Guerreros" (SPAVENTOSA traduzione del titolo originale "Spook Country", quasi peggio del precedente "Pattern Recognition" tradotto in "L'accademia dei sogni"). Ed alla presentazione eccolo leggere un suo articolo. Lucido, preciso, lampante. E come sempre profetico e disarmante nella precisione dei dettagli. Il testo (tradotto con link alla versione originale) Qualche spezzone notevole: Guidati da un sempre più rapido incremento della potenza di computer e connessioni, e dal contemporaneo sviluppo dei sistemi di sorveglianza e delle tecnologie di localizzazione, stiamo avvicinandoci a uno stato teorico di assoluta trasparenza dell’informazione, in cui lo scrutinio “orwelliano” non è più un’attività gerarchica, dall’alto in basso, ma un’attività resa nuovamente democratica. Come individui perdiamo sempre più livelli di privacy, così come, alla fine dei conti, succede ad aziende e stati. Questo è probabilmente intrinseco alla natura stessa della tecnologia dell’informazione. Una visione del futuro "illuministica", e se si vuole stranamente "ottimista", per uno reso celebre dalla paranoia, dall'oscurità del futuro corporazionale illuminato solo da qualche scintilla di romanticistica rivoluzionarietà di un "cowboy della console" (per quanto ormai Gibson prenda le distanze dal "suo" vecchio Cyberpunk). L'informazione, la diffusione della conoscenza e del sapere, vi renderà liberi. E uniti. E forse un po' meno meschini e ipocriti. Tutto ciò che avremo fatto, e faremo, sarà sotto gli occhi di tutti. Continuando Gibson, sempre con lucidità, analizza anche i contro di questa diffusione esponenziale dell'informazione. La nascita di tecniche di disinformazione e di teorie della cospirazione. E infine chiude togliendosi con umiltà la nomea di profeta: Il che non significa che in qualche modo Orwell si sia sbagliato, ma piuttosto che ha avuto ragione. 1984 rimane uno dei tragitti più rapidi e condensati al cuore dei diversi aspetti reali del… 1948, l’anno in cui fu scritto. Se volete conoscere un’epoca, studiate i suoi incubi più lucidi. Nello specchio delle nostre paure più oscure, vedremo svelarsi molte cose. Che Gibson abbia descritto il futuro e il presente (non necessariamente in quest'ordine) è un dato di fatto. Che lo stia per fare di nuovo, lo speriamo tutti. (E come se non bastasse ora ho un Neuromante edizioni Nord autografato di suo pugno. L'equivalente per un cattolico fervente di Gesù Cristo che scende dalla croce e ti invita a farti un hamburger al Mc Donald)Ma i miei sogni più grandi sono sempre stati quelli della trasparenza, della conservazione della memoria e della fine del silenzio. May 20 OtemporaomoresGià, la Telecom come Napoleone a Waterloo. Almeno su questo concordo con Luciani. Ora attendiamo la Sant'Elena. (Non so se faccia più "incazzare la mia faccia" il fatto che un fallito analfabeta del genere venga pagato dal mio canone ADSL, oppure che il medesimo fallito guadagni per una conferenza più di quello che (probabilmente) guadagnerò io in una vita.) May 02 Triste è......il Finto Galileo che diventa Inquisitore. L'Illibato Donnaiolo, il Demofascista, il Repubblicomunista. L'Italia delle contraddizioni ha partorito un nuovo aborto: Beppe Grillo che si incazza se qualcuno gli pubblica il 740. (Non che sia favorevole alla pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi, intendiamoci. Quello che accade tra me e stato è mio e mio soltanto. Ma da colui che straparla di parlamento pulito e trasparenza un po' di coerenza ce la si aspetterebbe. Forse ora le orge dei fanatici del beppegrillesimo apriranno un po' gli occhi. E magari inizieranno pure loro a vedere che il re non è mai stato più nudo di così.) April 24 Il volto del dragoneChe non mi piaccia la Cina è lapalissiano. Non i cinesi, la Cina. E per la precisione la Cina politica, non quella paesaggistica. Manodopera schiavile, omicidi politici, regime liberticida, e ora anche hacking: http://www.techcrunch.com/2008/04/23/slideshare-slammed-with-ddos-attacks-from-china/ SlideShare di cosa è colpevole? Di ospitare alcune presentazioni (molto moderate tra l'altro) che raccontano cosa accade dall'altra parte della Grande Muraglia. E per questo suo peccato si è trovato 2.5 Gbit/sec di dati sparati contro. Come è accaduto alla CNN, a ComCast, e a Google. (Tra l'altro, i motori di ricerca utilizzabili dai cinesi hanno delle parole bloccate, tra cui "libertà". Orwell non sbagliava.) Non so se mi fa più schifo questo stato capital-comunista, o il fatto che ce le facciamo andare bene perché i gingilli a treeuro fanno comodo a tutti. April 23 Ipse Dixit"In un mondo dove miliardi di persone credono che il loro dio abbia concepito un figlio mortale con una vergine umana, è incredibile quanta poca immaginazione dimostri la maggior parte della gente." - C. Palahniuk, "Rabbia" March 22 The HogfatherUn piccolo brano, tratto dalla trasposizione cinematografica di The Hogfather (traducibile con qualcosa tipo "Babbo Maiale", un Babbo Natale... cinghialesco) di Terry Pratchett. Il film non è eccezionale per se (è quasi impossibile tradurre lo humor di cui trasudano i libri della saga di Discworld), ma vale la pena guardarlo, se capita. I sottotitoli che si trovano sono quasi sempre fuori sincronia, ma l'inglese è talmente preciso e british che non risulta complesso seguirlo. Il brano, verso la fine del libro/film, è un dialogo tra la Morte (Death) e sua nipote, Susan. L'ho trovato splendido, semplice ma profondo, nel più puro stile di Pratchett. Buona lettura. Ah, sì. La morte parla in MAIUSCOLO, sempre. * * * S: I'd just like to ask, purely out of academic interest, you were sure I was going to survive, were you? D: I WAS QUITE CONFIDENT. S: Good. Now, tell me... D: WHAT WOULD HAVE HAPPENED IF YOU HADN'T SAVED HIM? S: Yes. D: THE SUN WOULD NOT HAVE RISEN. S: Then what would have happened? D: A MERE BALL OF FLAMING GAS WOULD HAVE ILLUMINATED THE WORLD. S: All right, I'm not stupid. You're sayin that humans need fantasies to make life bearable. D: NO. HUMANS NEED FANTASY TO BE HUMAN. TO BE THE PLACE WHERE THE FALLING ANGEL MEETS THE RISING APE. S: With Tooth Fairies? Hogfathers? D: YES. THAT'S PRACTICE. YOU HAVE TO START OUT LEARNING TO BELIEVE THE LITTLE LIES. S: So we can believe the big ones? D: YES. JUSTICE, MERCY, DUTY, THAT SORT OF THING. S: They're not the same at all. D: YOU THINK SO? THEN TAKE THE UNIVERSE AND GRIND IT DOWN TO THE FINEST POWDER, AND SIEVE IT THROUGH THE FINEST SIEVE, AND THEN SHOW ME ONE ATOM OF JUSTICE, ONE MOLECULE OF MERCY. AND YET... YOU TRY TO ACT AS IF THERE IS SOME IDEAL ORDER IN THE WORLD... AS IF THERE IS SOME RIGHTNESS IN THE UNIVERSE, BY WHICH IT MAY BE JUDGED. S: But people have got to believe that. What's the point? D: YOU NEED TO BELIEVE IN THINGS THAT AREN'T TRUE. HOW ELSE CAN THEY BECOME? * * * Trad. (semplicissima, i traduttori ufficiali di Pratchett sono mille volte più bravi): S: Vorrei chiederti, solo per interesse scientifico, eri sicuro che sarei sopravvissuta, vero? D: SI', ERO DECISAMENTE FIDUCIOSO. S: Bene. Ora dimmi... D: COSA SAREBBE SUCCESSO SE NON LO AVESSI SALVATO? S: Sì. D: IL SOLE NON SAREBBE SORTO. S: E allora cosa sarebbe accaduto? D: CHE UNA SEMPLICE PALLA DI GAS FIAMMEGGIANTE AVREBBE ILLUMINATO IL MONDO. S: Ok, non sono stupida. Stai dicendo che gli umani hanno bisogno delle fantasie per rendere la vita sopportabile. D: NO. GLI UMANI HANNO BISOGNO DELLA FANTASIA PER ESSERE UMANI. PER ESSERE IL PUNTO D'INCONTRO TRA L'ANGELO CADUTO E LA SCIMMIA CHE SI ALZA IN PIEDI. S: Grazie alle Fatine dei Denti? Ai Babbi Maiale? D: SI. E' LA PRASSI. AVETE BISOGNO DI INIZIARE A CREDERE ALLE PICCOLE BUGIE. S: Così che possiamo poi credere in quelle più grandi? D: SI'. GIUSTIZIA, PIETA', DOVERE, QUESTO GENERE DI COSE. S: Non sono proprio la stessa cosa. D: PENSI? ALLORA PRENDI L'UNIVERSO E TRITALO FINO AD OTTENERE UNA POLVERE SOTTILE, E PASSALO ATTRAVERSO UN SETACCIO, E QUINDI MOSTRAMI UN ATOMO DI GIUSTIZIA, UNA MOLECOLA DI PIETA'. CIO' NONOSTANTE... VOI CONTINUATE AD AGIRE COME SE CI FOSSE UN ORDINE IDEALE NEL MONDO. COME SE CI FOSSE DELLA GIUSTIZIA NELL'UNIVERSO, ATTRAVERSO LA QUALE POTRESTE ESSERE GIUDICATI. S: Ciò nonostante le persone devono crederci. A quale fine? D: DOVETE CREDERE NELLE COSE CHE NON SONO VERE. ALTRIMENTI COME POTREBBERO MAI DIVENTARLO? March 19 Mr. Cheng & Mr. MonkOggi volevo raccontarvi una storia. Questa storia non è una favola, non
parla di cavalieri né di principesse. Ma parla di alcune persone.
Persone semplicissime. Un buon vicinato. In particolare voglio
raccontarvi la storia di due uomini. Il primo è Mr. Cheng. Un tizio asiatico, occhi a mandorla, bassino, insomma le solite cose che ci si aspetta da un asiatico. L'altro è Mr. Monk, totalmente calvo, schivo, l'aspetto temprato da montanaro, vicino di casa di Mr. Cheng. Mr. Cheng non è propriamente un uomo esemplare: per quanto cerchi di non far trapelare nulla, i rumori provenienti dalla sua villetta, seppure attutiti dall'enorme muro divisorio in pietra, sono emblematici. Sicuramente picchia la moglie e i figli. Qualche volta, al mercato, li hanno anche visti con lividi e graffi, ma loro hanno continuato a negare, a dire che tutto va bene e che non vedevano l'ora che il loro padre e marito tornasse a casa. Vallo a capire, il parentado di Mr. Cheng. Mr. Monk, invece, è un uomo molto schivo, quasi un eremita. Se ne sta per fatti suoi, non ha quasi amici. E' un tipo un po' strano, ogni tanto viene chiamato a conferenze estere dai nomi altisonanti e parte, ma per la maggior parte del tempo se ne sta rintanato a casa sua, dai suoi familiari. A Mr. Cheng non piace molto Mr. Monk, anzi. Lo schernisce e lo deride in ogni occasione, tira la cacca del cane nel suo giardino, gli piscia sulle petunie e gli si scopa la moglie. Ma Mr. Monk non ci fa troppo caso, sopporta e tira avanti. Un paio di volte ha provato a bussare alla porta di Mr. Cheng per chiedergli spiegazioni, ma ha rischiato solamente di farsi mettere sotto dal SUV dell'asiatico. Mr. Cheng è anche un industriale, ha una fabbrichetta. Beh per la verità non è proprio etta etta. Mr. Cheng è uno che si è fatto da sè. Certo, non è che le ciminiere della sua fabbrica siano proprio a norma di legge, e prende gente a lavorare solo con stage da 394 euro al mese, ma la sua azienda è florida come un giardino di maggio. Fa un sacco di affari e vende a moltissima gente, specie nel suo quartiere. Mr. Iurop è un tizio strano. Un po' fuori peso forma. Anzi, per la verità è decisamente grasso. E per di più parla spesso da solo, tant'è che la gente ormai ha smesso di ascoltarlo. E' irascibile, e litiga di continuo con i suoi familiari per decidere chi, alla sera, abbia il diritto di sedersi in poltrona e tenere il telecomando. La spunta quasi sempre lui, salvo poi, dopo poche decine di minuti, addormentarsi lasciando la TV accesa. Il capitano A. M. Erique, invece, è un anziano arzillo. Ha perso qualche dente ed è pieno di acciacchi, ma il suo spirito è bello forte. Un leone. Parla di continuo dei bei vecchi tempi, quando si guadagnò sul campo la promozione a tenente combattendo contro i crucchi, e delle decine di imboscate di Vietcong cui è scampato. Se gli chiedete, vi racconterà per filo e per segno del periodo in cui ha lavorato per i servizi segreti, catturando "fottuti rossi", come li chiama lui. Sì, il capitano è proprio un tizio forte, anche se negli ultimi anni ha iniziato a perdere colpi. Sarà stata la vacanza troppo lunga sul Mar Rosso, saranno stati i movimentati viaggi in aereo di Settembre, ma il poveretto non è più quello di una volta. Mr. Iurop e Mr. Erique sono grossi clienti di Mr. Cheng. Clienti affezionati, se capite cosa intendo dire. E Mr. Cheng li trova abbastanza simpatici, alla fin fine. Tanto che gli fa sempre degli ottimi prezzi. Mr. Iurop un paio di volte ha pensato di cambiare fornitore, addirittura di segnalare alla Finanza che Mr. Cheng non paga i contributi ai suoi operai. Ma alla fine un ulteriore piccolo sconto ha avuto la meglio sui non così saldi principi morali di Mr. Iurop. Un giorno Mr. Cheng decide di organizzare una garetta di tiro con l'arco al meglio dei Cinque Cerchi nel suo giardino. Anzi, si fa prendere la mano e decide di invitare tutto il vicinato che, felice, accetta di buon grado, sperando di farsi amico l'industriale e di ottenere qualche altro vantaggio. Mr. Cheng vuole proprio fare una bella figura: ridipinge e rintonaca ogni centimetro quadrato della sua modesta casupola, ogni cosa deve essere perfetta per il gran giorno della gara. Si dà proprio un gran daffare Mr. Cheng, aiutato dalla famigliola. Non importa se dovranno saltare qualche pasto, faranno del loro meglio al costo di rompersi la schiena. Passano mesi, e alla fine la casa di Mr. Cheng è completamente messa a nuovo. Tutto sembra gioioso e felice nel quartiere: il sole splende e non c'è una nuvola in cielo. Ad un tratto, però, avviene l'impensabile. Mr. Monk, esasperato dall'aver trovato di nuovo le sue rose migliori distrutte, bussa con forza alla porta di Mr. Cheng, alla ricerca del motivo di tanto astio nei suoi confronti. Non l'avesse mai fatto. Mr. Cheng, inviperito, schizza fuori dalla sua casupola e inizia a rincorrere Mr. Monk con un grosso bastone, colpendolo più volte alla testa. Mr. Monk non sa più come pararsi, e alla fine cerca scampo a casa sua, chiudendosi la porta alle spalle. Ma nulla può fermare l'ira di Mr. Cheng. Con gli occhi iniettati di rosso inizia a picchiare con forza sulla porta di Mr. Monk, urlando e gridando frasi incomprensibili. Spallata dopo spallata la porta di casa Monk cede con uno schianto, e Mr. Cheng entra come una furia nella casa del poveretto. Calci e pugni e bastonate, e sputi, piovono sulla famigliola inerme, radunata tremante sul tappeto del soggiorno. Mr. Monk prova ad alzare in difesa le mani, ad assestare un paio di ceffoni al suo vicino, ma il suo sforzo è risibile. Sangue e denti volano per la stanza, finché la furia di Mr. Cheng non si esaurisce, lasciandosi dietro la famiglia Monk più morta che viva. Non soddisfatto, Mr. Cheng dà fuoco alla sua macchina e denuncia per il fatto Mr. Monk, che subito viene arrestato da un carabiniere nonché cugino dell'industriale. Gli efferati eventi generano un po' di perplessità nel quartiere: la versione di Mr. Cheng non è che sia molto solida, e tutti intuiscono la verità. Per questo la gente si chiede se sia proprio il caso di partecipare ancora alla gara organizzata da Mr. Cheng. Ma quest'ultimo è irremovibile: chi non viene alla gara non potrà più commerciare con lui. L'aut aut di Mr. Cheng fa traballare le certezze persino nella mente un po' ottenebrata del vecchio capitano, che inizia a pensare di ritornare in Vietnam a farsi una passeggiata. La situazione inizia a farsi concitata, finché il genio di Mr. Iurop non se ne viene fuori con una trovata eccezionale: sarebbero sì andati alla gara di Mr. Cheng, ma non avrebbero partecipato alla cena in piedi prevista prima dell'apertura della sfida. Grandi applausi piovono da tutto il quartiere, spumante viene aperto e strette di mano elargite nella più totale soddisfazione. Mr. Pope, il più bigotto di tutti, invita i presenti a una processione per ringraziare il Signore di aver loro suggerito una soluzione. Nella festa nessuno si ricorda più di Mr. Monk, ma, tutto sommato, è finito in galera no? Cosa c'è di meglio per un eremita? E Mr. World? Mr. World che fine ha fatto? Non si sa bene, a parte che si è rintanato in quel cesso di casa che si ritrova, a spararsi seghe sul sedere delle Veline. |
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